La commedia dell’arte rappresenta nella storia del teatro occidentale un’invenzione di commedia “all’improvviso” con l’uso di personaggi maschera. Di questa forma di teatro si hanno ampie documentazioni ed iconografie, riferimenti e cronache, che ne descrivono lo sviluppo in tutta Europa.
Contrastanti sono i pareri riguardo la nascita di questo tipo di spettacolo d’intrattenimento e sulle origini delle compagnie degli attori che interpretavano i vari personaggi. La comicita’ fino all’umanesimo regna in forme popolari non codificate: nelle buffonate dei giullari, nei canti dei clerici vagantes, nelle celebrazioni carnevalesche. Dopo il ‘400 le rappresentazioni, mutuarono dal mondo classico molti spunti narrativi e la struttura formale, apportando elementi del comico popolare, acrobazie della danza, gusto dell’avventuroso e del fantastico dando origine ai “canovacci”della commedia dell’arte. Il costume da allora divenne parte inscindibile della caratterizzazione dei personaggi. Le ricostruzioni presentate nascono dopo un’attenta ricerca stilistica e di costume effettuata attraverso lo studio di grandi incisori e pittori del XVII e XVIII secolo che, nelle loro opere, hanno rappresentato questo mondo “giocoso ed irriverente”.
Si potranno notare delle fogge di richiamo vagamente seicentesco in alcuni abiti, in altri, come quelli servili (Arlecchino, Stenterello, Pulcinella ecc.), costruiti con tessuti particolari tinti a mano, saranno presenti applicazioni povere per evidenziarne la “rusticita’”, in altri ancora, come i vezzosi abiti abiti femminili, si avranno ricche passamanerie con paniers a sostegno delle gonne.
Il sapiente lavoro di confezione eseguito rigorosamente a mano, ci ricorda il cucito di altri tempi e ne accresce il valore estetico. Questi abiti sono stati creati per la “Mostra itinerante sul costume della Commedia dell’arte”, gli stessi, possono essere riprodotti a richiesta anche in materiali diversi, meno nobili. Essendo pero’ abiti ricostruiti in seguito ad una ricerca stilistica piuttosto accurata, non si faranno delle esemplificazioni puramente Carnevalesche.

Arlecchino

L’arlecchino, maschera della commedia dell’arte appartenente alla famiglia degli Zanni, nasce in tempi estremamente remoti, forse dal buffone latino Zamio. Apparve prepotentemente nella scena medievale come contaminazione di due leggende, una creatasi intorno aI prode e truce Hernequin (o Hennequin) conte di Boulogne; l’altra alla saga della caccia selvaggia, che insieme diedero vita nelle leggende medievali francesi, al diavolo buffone Herlequin, gia’ rappresentato probabilmente nel 1262. Entrato nei canovacci della Commedia Dell’Arte divenne il prototipo del servo sciocco, semplice e goffo, ma di astuzia sorniona, capace di abbindolare i suoi padroni per sfuggire dai guai. Credulone e sempre innamorato di una servetta e perennemente alla ricerca di cibo e danaro.
L’arlecchino sali’ sul palcoscenico nel XVI secolo vestito con larga casacca e pantaloni bianchi, che nel tempo ingentilirono diventando più attillati e tappezzati da losanghe multicolori. Il volto per meta’ coperto da una maschera di cuoio nero lasciava scoperta la bocca, permettendo all’attore una buffa mimica, caratteristica del personaggio, portando sul capo un copricapo bianco, ornato con coda di coniglio o di lepre, e una cintura in vita a cui era appeso il batocio.

Il costume di Arlecchino
Fonti iconografiche : incisioni Francesi, Spagnole, Italiane XVII, XVIII secolo (Bellange’, Juan Dolivar..)
Composto da: giubba con ampio colletto e brache alla caviglia.
Materiali per la realizzazione:tessuto, in pique’ di cotone interamente costruito a mano con losanghe tinte singolarmente, assemblate e cucite insieme, orlate con dello spago di canapa. Fodera in mussola di cotone .
Tutto interamente cucito a mano.
L’abito vuole enfatizzare, nei volumi, nelle scelte dei colori e del taglio quelle caratteristiche che furono proprie della maschera in epoca Goldoniana, perdendo l’impostazione di personaggio chiassoso e volgare dei secoli precedenti, presentando invece una figura felina , dotata di finezza e di arguzia.

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Brighella

La maschera di Brighella ha origini molto antiche, per alcuni e’ rintracciabile dall’Epidico di Plauto, ma nella su forma definitiva di personaggio della commedia dell’arte si consolida a Bergamo alta nel XVII secolo. Anch’egli come lo zanni e’ servo astuto e opportunista, campione nell’ordire intrighi, malizioso e furfante, lascivo e crudele, ladro e insolente. La sua lealta’ e’ di facile acquisto per chiunque, e teme solo la forca. Nel corso degli anni il vestito cambio’ molte volte, ma resto’ fedele a due colori, il bianco ed il verde.
La larga casacca e brache bianche orlate di verde della maschera originaria lasciarono il posto ad una giacca con pantaloni listati di verde come una livrea. In seguito si aggiunse un mantello bianco con colletto. Accessori arricchivano l’insieme: uno spadino, un’ampia scarsella di pelle, entrambi attaccati alla cintura, e un berretto a sacco i cui profili richiamavano, nella foggia e nel colore, quelli del vestito. La mezza maschera di tinta verde-oliva dal naso aquilino, lasciava intravedere uno sguardo licenzioso, ed era indossata sopra una folta barba, nera e irsuta, e su un bel paio di baffi da cavaliere pettinati e rastrelliera. Il modo di parlare e di gesticolare erano sicuramente piu’ sobri dell’Arlecchino, e nel corso degli anni miglioro’ nel carattere e mitigo’ le proprie scelleratezze.

Il costume di Brighella
Fonti iconografiche : incisioni del XVII (Martin Engelbrecht, S. Della Bella) e XVIII secolo.
Composto da: giubba senza colletto e brache alla caviglia.
Materiali per la realizzazione: tessuto in lana double face verde e bianca, listata con strisce cucite insieme a mano dello stesso tessuto, in contrasto di colore.
L’abito vuole rendere, con la scelta del fondo verde per i calzoni e la giubba, contro il caratteristico bianco della maschera, il suo distacco dallo zanni primitivo (bianco), legandolo maggiormente a quelle caratteristiche Goldoniane dell’ultimo Brighella che lo rendono, a dispetto di Arlecchino, un impareggiabile raggiratore.

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Colombina

La maschera di Colombina, costituisce l’evoluzione di un personaggio della commedia dell’arte: la fantesca. Nella commedia del XVI secolo questa figura ha il ruolo della mezzana, che si trasforma invece in garbata consigliera nel XVII secolo, diventa Zagna, moglie o compagna dello Zanni trasformandosi infine in Colombina. L’arte di Colombina era quella di favorire gli intrighi amorosi di cui era spettatrice o protagonista, sia che lei fosse sposa d’Arlecchino o di un altro zanni, sia che fosse serva o figlia di Pantalone, il suo ruolo non cambiava. Caratteristica predominante di Colombina era la sua abilita’ nello sfilarsi bigliettini dal grembiule o dal corpetto e passarli con maestria ad innamorati, che con la stessa destrezza ricevevano messaggi.
Il costume di Colombina si presento’ con innumerevoli varianti, il personaggio classico vestiva con una sottana azzurra a balze su cui appoggiava un grembiule bianco come la camicia, con o senza corpetto, indossando un fazzoletto sistemato a foggia di crestina e fermato da un nastro. Quando colombina fu portata in Francia il suo carattere muto’, s’ingentili’ e vesti’ abiti piu’ raffinati senza , pero’ mutare la sua giovane malizia, all’occasione provocante che non si lascia intimidire dagli uomini.

Il Costume di Colombina
Fonti iconografiche : incisioni Italiane, Francesi, XVII, XVIII secolo
Composto da: ampia gonna a ruota, bustino, camicia, grembiule.
Materiali per la realizzazione:
tessuto in damasco di cotone bordo’, per gonna e bustino; mussola di cotone bianca in pizzo sangallo per la camicia; grembiule in cotone con un alto bordo in pizzo macrame’.
Tutto interamente cucito a mano.
Le ampie dimensioni della gonna e della camicia sono state scelte per rendere la sensualita’ e la grazia civettuola del personaggio. Il candore della camicia in leggero contrasto con il colore bordo’ tendente allo scuro della gonna e del bustino, per non dimenticare la provenienza del personaggio dalla figura ruffiana della fantesca del ‘500.

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Pantalone

Pantalone e’ una delle maschere piu’ antiche della commedia dell’arte, alle sue origini denominato il “Magnifico”, rimase con questo nome per tutto il seicento, in seguito trasformato in Pantalone. Tre sono storicamente le possibili origini etimologiche del nome di questa maschera: potrebbe derivare dal nome del patrono di Venezia, sua terra natia, oppure dall’appellativo pianta leone, che solitamente veniva attribuito ai mercanti veneziani dagli abitanti di nuove terre di conquista o infine dai calzoni ampi e lunghi, portati dalla maschera originariamente. Pantalone rappresenta una persona anziana con i suoi difetti: irascibile, avaro, pedante. Amante della maldicenza, borbotta pettegolezzi con voce sgraziata e con la stessa espressione concede prestiti ad elevati interessi.
Il suo costume all’inizio si componeva di pantaloni lunghi e maglia rossi, poi dalla fine del 1600,cambio’ con calzoni al ginocchio, farsetto rosso, sopra la zimarra, prima rossa poi definitivamente nera dal 1716 e alla cinta una scarsella. La sua figura si completava con una mezza maschera nera al volto dal lungo naso adunco e dalla barbetta appuntita.

Il costume di Pantalone
Fonti iconografiche : Incisioni di C.Antonio Veronese, P.P. Prud’hon: Pantalon (Ancien Theatre Italien) 1630; altre incisioni del XVII,XVIII sec.
Composto da: calze, brache al ginocchio, camicia, giubba, cappotto- mantello, copricapo.
Materiali per la realizzazione:tessuto di lana rossa per calze e copricapo, velluto di cotone rosso per brache, camicia in mussola di cotone bianca, giubba in velluto di cotone,ocra scura, con bordure in velluto rosso;cappotto- mantello in panno di lana nera e velluto, con alamari di seta e fodera in leggero raso ocra.
La scelta dei colori dell’abito in contrasto con i colori della tradizione, tradiscono la volonta’ di rappresentare il tipo caricaturale dell’astuto vecchio mercante Veneziano, un borghese che si rappresenta “vecchio celibe”, in cerca di appagare i suoi comici pruriti amorosi. Il rosso per non dimenticare la discendenza di questa maschera dall’antica figura vestita di rosso del Magnifico.

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Pulcinella

Pulcinella la maschera piu’ famosa della tradizione napoletana, fa parte della categoria degli zanni. Le origini di questa maschera sono antichissime, Il nome deriva con probabilita’ da Pullus gallinaceus, pulcino, per la sua capacita’ di imitare il canto degli uccelli e il pigolio dei polli, con uno strumento che appoggiava alla bocca, lo sgherro, adoperato dai burattinai greci per riprodurre la voce degli attori veri: da questo suo emanare con voce pigolante lo chiamarono Pulcinella. Silvio Fiorillo , lo porto’ dalla tradizione popolare a quella scenica e comica nel XV secolo, lo rappresento’ come gobbo e allampanato, vestito alla maniera degli zanni, con cappello bicorno, baffi e barba. Questo modello presto si trasformo’,il volto del personaggio che si ricopri’ con una mezza maschera dal naso pronunciato.
Pulcinella scimunito, ingordo, ladro, astuto nell’arte di piacere ai grandi e di rendersi necessario, e’ per natura pigro e credulone, capace di amori sviscerati e di cambiamenti di umore repentini; il suo ideale di vita e’ non far nulla ma soddisfare comunque il suo formidabile appetito.Il Pulcinella fu esportato un po’ in tutta Europa lo troviamo in Francia con il nome di Pollichinelle, dove vestiva un abito multicolore, con una doppia gobba che ne deformava la persona; in Germania era Hans-Wurst; in spagna Don Christowal; in olanda Tonnelgek e in Inghilterra era Punch.

Il costume di Pulcinella
Fonti iconografiche : incisioni Francesi, Spagnole, Italiane XVI (A.Carel, J. Callot) e XVIII secolo (P.Leone Bombelli, JuanDolivar, Bonnart.).
Composto da: ampio camiciotto con vistoso colletto, brache larghe alla caviglia, fusciacca, cappuccio.
Materiali per la realizzazione: tessuto di tela di cotone rifiniture in spago di canapa.
L’abito rispettoso dei canoni d’abbigliamento della tradizione piu’ antica della maschera, la descrive come un antico zanni. I volumi, esagerati, infatti tentano di esasperare le caratteristiche giullaresche e rustiche della maschera, senza aggiungere colore o forme riconducibili a sviluppi successivi, ottocenteschi, del suo abito .

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Rosaura

Nella commedia dell’arte costituisce la parte femminile per eccellenza della coppia degli innamorati. Gli Amorosi, rappresentavano uno dei tre gruppi che caratterizzavano la commedia insieme agli Zanni e ai vecchi, la figura di Rosaura trovo’ maggiore notorieta’ alla fine del XVII secolo rispetto alle precedenti figure femminili, come Flaminia, Isabella, Lavinia. Il suo volto e’ privo di maschera, ma si presenta al pubblico con il viso imbiancato di farina di riso e due falsi nei civettuoli. La scarna e a volte superficiale personalita’ della maschera trae forza , dalla raffinata ed elaborata costruzione del suo abito. Il suo vestito infatti viene spesso rappresentato con tessuti elaborati, galloni e passamanerie preziose, merletti e pizzi finissimi.
Parte della maschera e’ l’immancabile ventaglio tra le sue mani,carico di significati : da un lato nasconde i suoi palpiti e le sue emozioni, dall’altro svela il suo dispetto e la sua impotenza. E’ proprio il ventaglio, attraverso il suo movimento, che piu’ delle parole permette al personaggio di svelarsi nelle sue diverse emozioni, diventando di volta in volta nervoso, distratto o carezzevole. Il suo amore sempre contrastato dal vecchio genitore o dagli eventi, si risolve sempre con le sospirate nozze finali.

Il costume di Rosaura
Fonti iconografiche : affreschi del Castello di Trausnitz di A. Scalzi detto “il Paduano” che, (ispirandosi alla Commedia dell’Arte), descrisse alcune scene della Cortegiana innamorata, li’ rappresentata nel 1568; incisioni del XVII, XVIII secolo.
Materiali per la realizzazione : damasco di cotone, per l’abito e la sopragonna, broccato di seta per il bustino, batista di cotone e pizzo macrame’ per le maniche. Sottogonna in leggero damasco cannellato, passamanerie in cotone e seta.
L’abito, molto costruito, di vaga foggia settecentesca presenta fianchi enfatizzati dalla sopragonna ricca di drappeggi e passamanerie; e’ ingentilito dal colore chiaro e dai riflessi aurei del damasco e delle applicazioni. Pizzi finissimi, impreziosiscono il collo ed i polsi. L’abito vuole rappresentare l’eleganza di questo personaggio della commedia dell’arte che trae forza e viene caratterizzato proprio dal suo modo di vestire.

Cod. articolo ACA6